Ha suscitato molto scalpore la proposta di un parlamentare di modificare il primo articolo della costituzione sostituendo il popolo con il parlamento come detentore della sovranità della repubblica. Sancire la sovranità di parlamentari nominati dalle segreterie dei partiti e non eletti direttamente dai cittadini, è effettivamente inquietante. Ma non è una novità che in Italia la democrazia diretta sia sempre vista come una seccatura dai governi e dai parlamenti e che il sistema politico è di fatto solo la continuazione del regime fascista, in un sistema, con più sigle e bandiere, che alcuni chiamano "partitocrazia".
La scarsa democraticità del sistema politico italiano è ancor più evidente se pensiamo al sistematico tradimento della volontà popolare scaturita da importanti e partecipate consultazioni referendarie (abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, abolizione del ministero agricoltura, legge elettorale e, se non ci fosse stata Fukushima, il nucleare).
In Italia il referendum può essere solo abrogativo ( solo in caso di riforma costituzionale confermativo) cioè può cancellare parti di legge o intere leggi restituendo poi la parola al parlamento che, sulla carta, dovrebbe colmare il vuoto legislativo che ne consegue, rispettando il più possibile la volontà popolare emersa dal risultato del voto. E' previsto inoltre il quorum del 50%+1 degli aventi diritto, che non viene raggiunto da quasi 20 anni, tanto che ormai i comitati del no preferiscono invitare furbescamente all'astensione (vedi referendum sulla fecondazione assistita) piuttosto che al voto per il no. Furbescamente perché tra gli astenuti ci sono anche persone disinteressate, disinformate o persone che preferiscono il mare alle urne.
Va detto che i mezzi di informazione hanno spesso contribuito al fallimento dei referendum perché si sono guardati bene dall'informare i cittadini sia durante la raccolta delle firme sia dopo il via libera della corte costituzionale.
g.
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