sabato 28 maggio 2011

Red, Luna, Sobrio e Urano. Va in onda... Il web!

Mai come nelle ultime elezioni amministrative il web è stato così protagonista e, forse, influente nel dibattito politico. La TV stessa è ormai sempre più parte della rete. Tutti i candidati sindaco hanno un sito web ma esso è solo il punto di partenza della loro campagna elettorale in rete. La maggiorparte delle interazioni con i propri potenziali elettori avviene infatti su Facebook, Twitter e Youtube. Twitter, per la sua leggerezza, funziona bene soprattutto per gli aggiornamenti in tempo reale durante eventi in corso (come lo spoglio); Facebook, il social network più diffuso, invece è più adatto a svatenare discussioni, ricorrendo ad un uso massiccio di immagini, video e altre funzionalità caratteristiche (pagine, eventi, sondaggi).
Ma qui voglio proporvi un modo nuovo di comunicazione che avviene su Youtube: i videomessaggi con relative videorisposte. Non è una novità ma qui da noi è emersa in occasione della polemica scatenata da una dichiarazione di Red Ronnie sulla eventuale vittoria di Pisapia al ballottaggio. A seguito della dichiarazione, una valanga di internauti si è iscritta alla pagina facebook di Red Ronnie per criticare, irridere o insultare il noto presentatore che ha reagito censurando molti commenti e caricando su YouTube un videomessaggio da lui stesso registrato.
Un certo dietnam ha quindi replicato a Red Ronnie con un videomessaggio "sobrio" dove criticava in maniera garbata la reazione di Red Ronnie.  Dopodiché, non so perché, Luna Ronnie, figlia di Red, ha pensato bene di intervenire in difesa del padre rispondendo a rispondendo a dietnam da lei battezzato "ragazzo sobrio".  A seguire la controreplica del ragazzo sobrio e di altri youtubers (link - link).
Questa polemica a colpi di videomessaggi , e in particolare le farneticazioni della "simpaticissima" Luna Ronnie, hanno fornito lo spunto per altri video che ironizzavano sulla faccenda.

Mentre gli anziani continuano a guardare la televisione con i soliti tg, i soliti grandi fratelli e isole dei famosi, i soliti Vespa e Santoro c'è un nuovo modo di fare televisione dal basso verso l'alto, da tutti verso tutti. Video amatoriali, con, sullo sfondo, lavelli o letti sfatti, ma molto più veri di tanti studi televisivi miliardari.

mercoledì 18 maggio 2011

12 - 13 giugno: Referendum sull'Acqua Pubblica (pagina in fase di costruzione)

I quesiti sull'acqua sono piuttosto complicati e spesso promotori e commentatori si perdono in dettagli tecnici e normativi che confondono i non "addetti ai lavori".
Proviamo a semplificare il più possibile la questione tenendo presente che al CONSUMATORE interessa sapere se gli arriva l'acqua e quanto la paga e  al CITTADINO interessa anche quanta acqua sprechiamo e chi ci guadagna sull'acqua. 
La situazione attuale fa "acqua da tutte le parti": oggi in Italia, per ogni 100 litri immessi, 30 si perdono per strada. Ad Agrigento: ogni 100 litri, 70 persi e acqua che arriva una volta ogni 15 giorni. In Germania perdono 7 litri ogni 100 ed è già motivo di polemica.
A Bologna c'è la multiutility Hera, per il 62% in mano degli enti locali, il restante 38% è dei privati. Ad Hera,  la gestione della rete idrica è stata data "in house" cioè direttamente, senza gara pubblica. In alcune zone della penisola ci sono gestori completamente privati, in altre è tutto ancora in mano pubblica. Ci sono buone e cattive gestioni private, buone e cattive gestioni pubbliche. 
In estrema sintesi, il decreto Ronchi obbliga gli enti locali, che non lo hanno ancora fatto, ad affidare la gestione dell'acqua tramite gara pubblica. Alla gara potranno partecipare anche soggetti pubblici. Almeno sulla carta, vincerà chi offrirà un rapporto qualità/prezzo migliore. Entro l'anno farà scadere tutte le gestioni pubbliche in house, cioè quelle affidate direttamente senza gara, salvo che non vengano prevalentamente privatizzate (max 30% pubblico). 
In sostanza il decreto vuole spingere gli enti locali a non gestire più direttamente la rete idrica perché la gestione pubblica è giudicata inefficiente e onerosa per le tasche dei cittadini.
Per evitare l'aumento indiscriminato delle tariffe il decreto limita al 7% il recupero massimo degli investimenti tramite le tariffe. La rete, e naturalmente il bene acqua, rimangono pubbliche.
A livello teorico anche se passasse il Decreto Ronchi la gestione potrebbe rimanere pubblica se l'ente pubblico vincesse la gara. Ma anche in caso di vittoria del Sì (alla cancellazione di alcune parti del decreto) le amministrazioni locali potranno privatizzare il servizio, come già alcune hanno fatto. Secondo quelli del SI nessuno garantisce che l'ingresso dei privati aumenterà l'efficienza del sistema e sono certi che ci sarà un aumento delle tariffe. Inoltre i privati non saranno interessati a ridurre gli sprechi e a cali nel consumo di acqua potrebbe corrispondere un aumento delle tariffe.
Infatti, recentemente c'è stato un calo del consumo di acqua ed Hera ha chiesto ai comuni di poter aumentare le tariffe per compensare le perdite. Una situazione paradossale: se riduco gli sprechi mi aumentano le tariffe?! Secondo quelli del NO anche se se la rete dovesse rimanere in mano pubblica se si vuole sistemare la rete bisognerà aumentare le tariffe perché l'alternativa è aumentare le tasse o tagliare altri servizi pubblici.
Sia in caso di vittoria del Sì che del No, rimane un grave problema che vado a spiegare:
in un monopolio, come necessariamente è quello della gestione della rete idrica (non è come il telefono che puoi avere + gestori in concorrenza) , il monopolista decide tariffe e livello del servizio. Le tariffe dovrebbero essere tenute a freno da quel 7% di massimo recupero stabilito dal decreto ma manca un'AUTORITA' tecnica e pubblica che vigili sul livello del servizio offerto.
Nemmeno la legge che risulterà dal referendum prevede l'autorità. Ma il referendum (abrogativo) può solo cancellare (parti di) leggi non aggiungerle. Qualunque sia l'esito del referendum, dovrà essere il parlamento a correggere la rotta.


Ma allora per il consumatore e il cittadino cosa è meglio votare?


Per il consumatore convine senza dubbio il sì perché avrà più probabilità che il servizio rimanga pubblico. E, tendenzialmente, il settore pubblico mantiene le tariffe basse anche a scapito di un servizio meno efficiente.
Per il cittadino, che non guarda solo le bollette, la faccenda si complica perché la situazione attuale è inaccettabile per un paese civile. L'aspetto positivo del decreto Ronchi è l'affidamento tramite gara, l'aspetto negativo è che forza le amministrazioni, senza distinzione tra virtuose o meno, ad andare verso la privatizzazione. E' vero che sono previste delle deroghe ma tendenzialmente si andrà verso la privatizzazione del servizio idrico. Gli enti locali, anche a causa dei tagli subiti dal governo, hanno bisogno di risorse e non vedono l'ora di vendere partecipazioni per sanare i bilanci sempre più in rosso.


Alla fine voterò Sì, non perché io sia uno statalista (e la vittoria del Sì non significa che non ci saranno privatizzazioni), ma perché penso che il Decreto Ronchi sia da rivedere e la vittoria del sì potrà essere un incentivo a riprendere la discussione in parlamento evitando il falso problema pubblico/privato e concentrandosi di più sull'aspetto dei controlli delle tariffe e del servizio del gestore pubblico o privato che sia.

RISORSE

Un po' di articoli che ho trovato, di diversi orientamenti.

Dal blog di Beppe Grillo:


Articolo di Repubblica:


Questi si concentrano soprattutto sugli aspetti fuorvianti della campagna referendaria:


Il decreto Ronchi con evidenziate e commentate le parti interessate al referendum:


Proposta del PD:


Il sito del Forum dei movimenti per l'Acqua

domenica 15 maggio 2011

I candidati a sindaco di Bologna sono migliori della gente che (non) li voterà.

I candidati a sindaco di Bologna sono migliori di molte persone che voteranno e di tutte quelle che si asterranno.
Sia nei confronti televisivi, sia negli incontri pubblici e sia nel web (siti, facebook, twitter...) i candidati hanno parlato soprattutto di programmi riducendo al minimo gossip e attacchi personali.

Invece quasi tutte le persone con le quali ho parlato delle elezioni, sia a 4 occhi che sul web, mi sembravano concentrate soprattutto sulle gaffe calcistiche o culinarie di Virginio Merola. Peccato perché, pur essendone un elettore, penso che Merola poteva essere criticato proprio su alcuni punti deboli del suo programma che probabilmente avrò modo di affrontare in un prossimo post.
Ma nessuno ha letto il programma di Merola come non ha letto i programmi degli altri candidati. I quotidiani hanno evidenziato soprattutto gli aspetti più folcloristici della campagna elettorale.

Questa volta, Il qualunquismo di comodo, che può portare all'astensione, non è assolutamente giustificato. I candidati hanno parlato di mobilità, di servizi sociali, di degrado, di sicurezza, di cultura e di lavoro; ognuno di essi proponendo soluzioni, magari discutibili comunque degne di riflessione. L'offerta sulla scheda elettorale era molto ampia (ben 9 candidati sindaco e 17 liste). Nomi e simboli nuovi, come il Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà, sono entrati nel panorama politico bolognese.

Temo che la politica sia morta, nel senso che la partecipazione sia ormai prerogativa di pochi donchisciotte e molti opportunisti. Gli altri, che io considero peggio di chi vota i partiti a me avversi, sono indifferenti, distratti, quasi anestetizzati; pilatescamente non votano o limitano la loro partecipazione ad un voto svogliato e dovuto ma non informato.

lunedì 9 maggio 2011

Noi, quelli che sui gradini di S. Petronio hanno contestato Bossi, di cui i giornali non hanno parlato

Domenica sera io e mia moglie abbiamo deciso di recarci in Piazza Maggiore per assistere al comizio di Lega Nord e PDL a sostegno del candidato a sindaco di Bologna Manes Bernardini. Non nascondiamo il fatto che da sempre siamo contrari alle idee che la Lega vuole rappresentare (secessione, xenofobia, giustizia fai da te...) e contestiamo il loro sostegno a Silvio Berlusconi negli attacchi alle istituzioni e nei suoi guai giudiziari. Nonostante le nostre idee siano ben chiare, non siamo iscritti ad alcun partito, né frequentiamo collettivi. Ma abbiamo voluto essere presenti al comizio per vedere coi nostri occhi ciò che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile a Bologna.
Eravamo in piazza già nel tardo pomeriggio per osservare i preparativi. Ho subito notato che i banchetti del PDL erano addobbati di bandiere italiane per sottolineare la loro distanza dagli alleati leghisti, come è noto secessionisti. In sottofondo le casse del palco mandavano canzoni di Guccini e Mingardi come a voler dire "noi rispettiamo la storia di Bologna". Mai avrei pensato di udire a un comizio leghista le canzoni simbolo di un'epoca e di una cultura non certamente leghista come via Paolo Fabbri 43 e la Locomotiva. I leghisti ci hanno rubato il Nabucco, pensavo, ora ci provano con le nostre canzoni. Dico nostre, perché noi le amiamo e le cantiamo da sempre, non come i politici leghisti che le usano poche settimane prima delle elezioni bolognesi per prendere i voti dei delusi dalla sinistra.
Ma il peggio doveva ancora arrivare. Eravamo seduti in attesa del comizio, sui gradini di S. Petronio. Ad un certo punto viene diffuso dalle casse poste sul palco l'inno di Mameli. Una vera e propria presa per i fondelli, se pensiamo che solo il 17 marzo scorso la Lega Nord abbandonava consigli regionali e comunali al suono delle prime note dell'inno a celebrare la giornata dell'unità nazionale.
Ma sono state le frasi pronunciate da Bossi, Tremonti e dagli altri esponenti leghisti a indignarmi. Frasi intrise di xenofobia (“c’è troppa gente che viene da fuori”, “il prossimo sindaco si chiamerà Alì Babà”), alcune pronunciate persino dal ministro dell'economia, hanno sfregiato una Piazza da sempre simbolo di accoglienza e integrazione. Non potevamo tacere su un simile oltraggio e abbiamo iniziato a sfogare tutta la nostra indignazione con urla e fischi diretti verso il palco.
E abbiamo scoperto di non essere soli, lì sui gradini del tempio bolognese perché altre persone, di diverse età, anche loro non appartamenti a partiti o collettivi, hanno contestato animatamente e spontaneamente gli interventi dei vari esponenti di Lega e PDL.
Ricordo tra di loro una coppia con un cucciolo di cane, una signora in bicicletta, un vecchietto arzillo con la borsa della spesa, un gruppetto di ragazzi. Tutrte persone che gli agenti non hanno potuto bloccare proprio perché normali cittadini. Voglio evidenziare il fatto che nessuno ha mai contestato gli attacchi dei leghisti rivolti a Merola, il candidato del centrosinistra, perché rientrano nella normale contrapposizione tra avversari politici. I passaggi contestati sono stati specificatamente quelli xenofobi o quelli in cui gli esponenti leghisti attribuivano tutte le difficoltà dei servizi sociali all'eccessiva presenza di immigrati e non ai tagli operati dal governo di cui fanno parte integrante.
Assieme alle persone presenti sui gradini di S.Petronio abbiamo cantato L'Inno di Mameli e Bella Ciao -avremmo cantato anche il Va' Pensiero se i "padani" non se ne fossero indebitamente appropriati – e abbiamo gridato "Bossi fura di ball"' e "fuori la lega da Bologna" per far provare loro ciò che provano i migranti. Volevamo che i leghisti, anzi i "padani", si sentissero clandestini a Bologna.
Dai gradini di S. Petronio non si vedevano o sentivano gli scontri tra collettivi e polizia avvenuti in via Rizzoli perché a noi nascosti dalla sagoma imponente di Palazzo Re Enzo. Ma anche qui sui gradini sono accaduti fatti spiacevoli di cui porto la mia diretta testimonianza.
Ad un certo punto alcuni ragazzi si sono alzati per fischiare. Gli agenti di polizia in tenuta antisommossa li hanno allontanati nonostante si trovassero a una distanza tale da non poter minimamente disturbare il comizio. Il palco era infatti posizionato sul lato opposto della piazza, accanto a Palazzo Re Enzo e i pochi sostenitori della Lega e del PDL erano tutti all’interno della zona del cosiddetto “crescentone”. A breve caricherò su Youtube il video che mostra l'intervento inspiegabile degli agenti con le voci di protesta dei presenti.


Gli stessi agenti non hanno pensato di intervenire a difesa di mia moglie quando un energumeno attivista della lega, mentre eravamo intenti a urlare contro l'auto blu di Bossi che abbandonava la piazza , le ha dato una spallata e, dopo che mia moglie lo ha insultato, si è girato verso di lei con tono minaccioso urlandole "hai problemi?". Ero talmente infuriato che sono intervenuto gridandogli in faccia "ecco i leghisti che se la prendono con gli immigrati e poi sono i primi ad aggredire le donne". Dopo pochi istanti si sono avvicinati altri sostenitori della Lega Nord e del PDL. Tra di loro facce poco raccomandabili. Improvvisamente microfoni e telecamere si sono diretti verso di noi per intervistarci sull'accaduto. I sostenitori leghisti e pidiellini, preoccupati che le mie parole di fronte ai cronisti potessero dare origine a un caso, si sono affrettati a contraddire, pur non essendo stati presenti, le nostre affermazioni accusandoci persino di essere in cerca di notorietà. Come se avessimo chiamato noi i cronisti. Un atteggiamento piuttosto omertoso che non pensavamo potesse appartenere a un leghista. Ma si sa che, quando si tratta di difendere la propria appartenenza, alcuni principi perdono terreno. Nel frattempo, l'energumeno col fazzoletto verde si era dileguato.
Mia moglie non ha subito lesioni evidenti ma ha accusato, a causa della spallata, dolori alla schiena fino al giorno successivo. Ma è soprattutto il fatto di aver subito un'aggressione del tutto imprevedibile che ci ha sconcertato.
Fino ad ora infatti pensavo che tra i sostenitori della Lega Nord, non ci fossero violenti. Se non altro perché mi è sempre parso che l'età media dei leghisti fosse piuttosto avanzata. Mi sono evidentemente sbagliato. Anche tra le camicie verdi si possono trovare personaggi dalla personalità critica, che possono manifestare atteggiamenti violenti nei confronti di chi osa attaccare il loro capo carismatico o la lore fede politica.
Nonostante l’intervento dei cronisti, di questo episodio non vi è traccia nei quotidiani o nei siti internet. Non ci interessa la celebrità, viviamo bene lo stesso, ma pensiamo che l'episodio non fosse del tutto irrilevante. Per poco meno i quotidiani sollevano polveroni per settimane. Perché è interessante sapere quali istinti aggressivi si possono scatenare quando dai palchi le parole istigano l'odio verso la diversità e si fa leva su appartenze utili solo a chi su di esse può ricavare un posto in parlamento o in consiglio comunale.
Un ultimo appunto sui numeri della manifestazione. Trovo desolante il balletto di cifre dei quotidiani. In Piazza non c'erano più di un migliaio di persone, compresi poliziotti, contestatori e semplici passanti. La gente interessata al comizio stava tutta sul Crescentone, occupato per la maggiorparte dai banchetti e dalle sedie degli accrediti stampa. Un flop totale se pensiamo a quanto denaro ed energie la Lega stia investendo per conquistare Bologna.