mercoledì 18 maggio 2011

12 - 13 giugno: Referendum sull'Acqua Pubblica (pagina in fase di costruzione)

I quesiti sull'acqua sono piuttosto complicati e spesso promotori e commentatori si perdono in dettagli tecnici e normativi che confondono i non "addetti ai lavori".
Proviamo a semplificare il più possibile la questione tenendo presente che al CONSUMATORE interessa sapere se gli arriva l'acqua e quanto la paga e  al CITTADINO interessa anche quanta acqua sprechiamo e chi ci guadagna sull'acqua. 
La situazione attuale fa "acqua da tutte le parti": oggi in Italia, per ogni 100 litri immessi, 30 si perdono per strada. Ad Agrigento: ogni 100 litri, 70 persi e acqua che arriva una volta ogni 15 giorni. In Germania perdono 7 litri ogni 100 ed è già motivo di polemica.
A Bologna c'è la multiutility Hera, per il 62% in mano degli enti locali, il restante 38% è dei privati. Ad Hera,  la gestione della rete idrica è stata data "in house" cioè direttamente, senza gara pubblica. In alcune zone della penisola ci sono gestori completamente privati, in altre è tutto ancora in mano pubblica. Ci sono buone e cattive gestioni private, buone e cattive gestioni pubbliche. 
In estrema sintesi, il decreto Ronchi obbliga gli enti locali, che non lo hanno ancora fatto, ad affidare la gestione dell'acqua tramite gara pubblica. Alla gara potranno partecipare anche soggetti pubblici. Almeno sulla carta, vincerà chi offrirà un rapporto qualità/prezzo migliore. Entro l'anno farà scadere tutte le gestioni pubbliche in house, cioè quelle affidate direttamente senza gara, salvo che non vengano prevalentamente privatizzate (max 30% pubblico). 
In sostanza il decreto vuole spingere gli enti locali a non gestire più direttamente la rete idrica perché la gestione pubblica è giudicata inefficiente e onerosa per le tasche dei cittadini.
Per evitare l'aumento indiscriminato delle tariffe il decreto limita al 7% il recupero massimo degli investimenti tramite le tariffe. La rete, e naturalmente il bene acqua, rimangono pubbliche.
A livello teorico anche se passasse il Decreto Ronchi la gestione potrebbe rimanere pubblica se l'ente pubblico vincesse la gara. Ma anche in caso di vittoria del Sì (alla cancellazione di alcune parti del decreto) le amministrazioni locali potranno privatizzare il servizio, come già alcune hanno fatto. Secondo quelli del SI nessuno garantisce che l'ingresso dei privati aumenterà l'efficienza del sistema e sono certi che ci sarà un aumento delle tariffe. Inoltre i privati non saranno interessati a ridurre gli sprechi e a cali nel consumo di acqua potrebbe corrispondere un aumento delle tariffe.
Infatti, recentemente c'è stato un calo del consumo di acqua ed Hera ha chiesto ai comuni di poter aumentare le tariffe per compensare le perdite. Una situazione paradossale: se riduco gli sprechi mi aumentano le tariffe?! Secondo quelli del NO anche se se la rete dovesse rimanere in mano pubblica se si vuole sistemare la rete bisognerà aumentare le tariffe perché l'alternativa è aumentare le tasse o tagliare altri servizi pubblici.
Sia in caso di vittoria del Sì che del No, rimane un grave problema che vado a spiegare:
in un monopolio, come necessariamente è quello della gestione della rete idrica (non è come il telefono che puoi avere + gestori in concorrenza) , il monopolista decide tariffe e livello del servizio. Le tariffe dovrebbero essere tenute a freno da quel 7% di massimo recupero stabilito dal decreto ma manca un'AUTORITA' tecnica e pubblica che vigili sul livello del servizio offerto.
Nemmeno la legge che risulterà dal referendum prevede l'autorità. Ma il referendum (abrogativo) può solo cancellare (parti di) leggi non aggiungerle. Qualunque sia l'esito del referendum, dovrà essere il parlamento a correggere la rotta.


Ma allora per il consumatore e il cittadino cosa è meglio votare?


Per il consumatore convine senza dubbio il sì perché avrà più probabilità che il servizio rimanga pubblico. E, tendenzialmente, il settore pubblico mantiene le tariffe basse anche a scapito di un servizio meno efficiente.
Per il cittadino, che non guarda solo le bollette, la faccenda si complica perché la situazione attuale è inaccettabile per un paese civile. L'aspetto positivo del decreto Ronchi è l'affidamento tramite gara, l'aspetto negativo è che forza le amministrazioni, senza distinzione tra virtuose o meno, ad andare verso la privatizzazione. E' vero che sono previste delle deroghe ma tendenzialmente si andrà verso la privatizzazione del servizio idrico. Gli enti locali, anche a causa dei tagli subiti dal governo, hanno bisogno di risorse e non vedono l'ora di vendere partecipazioni per sanare i bilanci sempre più in rosso.


Alla fine voterò Sì, non perché io sia uno statalista (e la vittoria del Sì non significa che non ci saranno privatizzazioni), ma perché penso che il Decreto Ronchi sia da rivedere e la vittoria del sì potrà essere un incentivo a riprendere la discussione in parlamento evitando il falso problema pubblico/privato e concentrandosi di più sull'aspetto dei controlli delle tariffe e del servizio del gestore pubblico o privato che sia.

RISORSE

Un po' di articoli che ho trovato, di diversi orientamenti.

Dal blog di Beppe Grillo:


Articolo di Repubblica:


Questi si concentrano soprattutto sugli aspetti fuorvianti della campagna referendaria:


Il decreto Ronchi con evidenziate e commentate le parti interessate al referendum:


Proposta del PD:


Il sito del Forum dei movimenti per l'Acqua

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