I candidati a sindaco di Bologna sono migliori di molte persone che voteranno e di tutte quelle che si asterranno.
Sia nei confronti televisivi, sia negli incontri pubblici e sia nel web (siti, facebook, twitter...) i candidati hanno parlato soprattutto di programmi riducendo al minimo gossip e attacchi personali.
Invece quasi tutte le persone con le quali ho parlato delle elezioni, sia a 4 occhi che sul web, mi sembravano concentrate soprattutto sulle gaffe calcistiche o culinarie di Virginio Merola. Peccato perché, pur essendone un elettore, penso che Merola poteva essere criticato proprio su alcuni punti deboli del suo programma che probabilmente avrò modo di affrontare in un prossimo post.
Ma nessuno ha letto il programma di Merola come non ha letto i programmi degli altri candidati. I quotidiani hanno evidenziato soprattutto gli aspetti più folcloristici della campagna elettorale.
Questa volta, Il qualunquismo di comodo, che può portare all'astensione, non è assolutamente giustificato. I candidati hanno parlato di mobilità, di servizi sociali, di degrado, di sicurezza, di cultura e di lavoro; ognuno di essi proponendo soluzioni, magari discutibili comunque degne di riflessione. L'offerta sulla scheda elettorale era molto ampia (ben 9 candidati sindaco e 17 liste). Nomi e simboli nuovi, come il Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà, sono entrati nel panorama politico bolognese.
Temo che la politica sia morta, nel senso che la partecipazione sia ormai prerogativa di pochi donchisciotte e molti opportunisti. Gli altri, che io considero peggio di chi vota i partiti a me avversi, sono indifferenti, distratti, quasi anestetizzati; pilatescamente non votano o limitano la loro partecipazione ad un voto svogliato e dovuto ma non informato.
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