Domenica sera io e mia moglie abbiamo deciso di recarci in Piazza Maggiore per assistere al comizio di Lega Nord e PDL a sostegno del candidato a sindaco di Bologna Manes Bernardini. Non nascondiamo il fatto che da sempre siamo contrari alle idee che la Lega vuole rappresentare (secessione, xenofobia, giustizia fai da te...) e contestiamo il loro sostegno a Silvio Berlusconi negli attacchi alle istituzioni e nei suoi guai giudiziari. Nonostante le nostre idee siano ben chiare, non siamo iscritti ad alcun partito, né frequentiamo collettivi. Ma abbiamo voluto essere presenti al comizio per vedere coi nostri occhi ciò che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile a Bologna.
Eravamo in piazza già nel tardo pomeriggio per osservare i preparativi. Ho subito notato che i banchetti del PDL erano addobbati di bandiere italiane per sottolineare la loro distanza dagli alleati leghisti, come è noto secessionisti. In sottofondo le casse del palco mandavano canzoni di Guccini e Mingardi come a voler dire "noi rispettiamo la storia di Bologna". Mai avrei pensato di udire a un comizio leghista le canzoni simbolo di un'epoca e di una cultura non certamente leghista come via Paolo Fabbri 43 e la Locomotiva. I leghisti ci hanno rubato il Nabucco, pensavo, ora ci provano con le nostre canzoni. Dico nostre, perché noi le amiamo e le cantiamo da sempre, non come i politici leghisti che le usano poche settimane prima delle elezioni bolognesi per prendere i voti dei delusi dalla sinistra.
Ma il peggio doveva ancora arrivare. Eravamo seduti in attesa del comizio, sui gradini di S. Petronio. Ad un certo punto viene diffuso dalle casse poste sul palco l'inno di Mameli. Una vera e propria presa per i fondelli, se pensiamo che solo il 17 marzo scorso la Lega Nord abbandonava consigli regionali e comunali al suono delle prime note dell'inno a celebrare la giornata dell'unità nazionale.
Ma sono state le frasi pronunciate da Bossi, Tremonti e dagli altri esponenti leghisti a indignarmi. Frasi intrise di xenofobia (“c’è troppa gente che viene da fuori”, “il prossimo sindaco si chiamerà Alì Babà”), alcune pronunciate persino dal ministro dell'economia, hanno sfregiato una Piazza da sempre simbolo di accoglienza e integrazione. Non potevamo tacere su un simile oltraggio e abbiamo iniziato a sfogare tutta la nostra indignazione con urla e fischi diretti verso il palco.
E abbiamo scoperto di non essere soli, lì sui gradini del tempio bolognese perché altre persone, di diverse età, anche loro non appartamenti a partiti o collettivi, hanno contestato animatamente e spontaneamente gli interventi dei vari esponenti di Lega e PDL.
Ricordo tra di loro una coppia con un cucciolo di cane, una signora in bicicletta, un vecchietto arzillo con la borsa della spesa, un gruppetto di ragazzi. Tutrte persone che gli agenti non hanno potuto bloccare proprio perché normali cittadini. Voglio evidenziare il fatto che nessuno ha mai contestato gli attacchi dei leghisti rivolti a Merola, il candidato del centrosinistra, perché rientrano nella normale contrapposizione tra avversari politici. I passaggi contestati sono stati specificatamente quelli xenofobi o quelli in cui gli esponenti leghisti attribuivano tutte le difficoltà dei servizi sociali all'eccessiva presenza di immigrati e non ai tagli operati dal governo di cui fanno parte integrante.
Assieme alle persone presenti sui gradini di S.Petronio abbiamo cantato L'Inno di Mameli e Bella Ciao -avremmo cantato anche il Va' Pensiero se i "padani" non se ne fossero indebitamente appropriati – e abbiamo gridato "Bossi fura di ball"' e "fuori la lega da Bologna" per far provare loro ciò che provano i migranti. Volevamo che i leghisti, anzi i "padani", si sentissero clandestini a Bologna.
Dai gradini di S. Petronio non si vedevano o sentivano gli scontri tra collettivi e polizia avvenuti in via Rizzoli perché a noi nascosti dalla sagoma imponente di Palazzo Re Enzo. Ma anche qui sui gradini sono accaduti fatti spiacevoli di cui porto la mia diretta testimonianza.
Ad un certo punto alcuni ragazzi si sono alzati per fischiare. Gli agenti di polizia in tenuta antisommossa li hanno allontanati nonostante si trovassero a una distanza tale da non poter minimamente disturbare il comizio. Il palco era infatti posizionato sul lato opposto della piazza, accanto a Palazzo Re Enzo e i pochi sostenitori della Lega e del PDL erano tutti all’interno della zona del cosiddetto “crescentone”. A breve caricherò su Youtube il video che mostra l'intervento inspiegabile degli agenti con le voci di protesta dei presenti.
Gli stessi agenti non hanno pensato di intervenire a difesa di mia moglie quando un energumeno attivista della lega, mentre eravamo intenti a urlare contro l'auto blu di Bossi che abbandonava la piazza , le ha dato una spallata e, dopo che mia moglie lo ha insultato, si è girato verso di lei con tono minaccioso urlandole "hai problemi?". Ero talmente infuriato che sono intervenuto gridandogli in faccia "ecco i leghisti che se la prendono con gli immigrati e poi sono i primi ad aggredire le donne". Dopo pochi istanti si sono avvicinati altri sostenitori della Lega Nord e del PDL. Tra di loro facce poco raccomandabili. Improvvisamente microfoni e telecamere si sono diretti verso di noi per intervistarci sull'accaduto. I sostenitori leghisti e pidiellini, preoccupati che le mie parole di fronte ai cronisti potessero dare origine a un caso, si sono affrettati a contraddire, pur non essendo stati presenti, le nostre affermazioni accusandoci persino di essere in cerca di notorietà. Come se avessimo chiamato noi i cronisti. Un atteggiamento piuttosto omertoso che non pensavamo potesse appartenere a un leghista. Ma si sa che, quando si tratta di difendere la propria appartenenza, alcuni principi perdono terreno. Nel frattempo, l'energumeno col fazzoletto verde si era dileguato.
Mia moglie non ha subito lesioni evidenti ma ha accusato, a causa della spallata, dolori alla schiena fino al giorno successivo. Ma è soprattutto il fatto di aver subito un'aggressione del tutto imprevedibile che ci ha sconcertato.
Fino ad ora infatti pensavo che tra i sostenitori della Lega Nord, non ci fossero violenti. Se non altro perché mi è sempre parso che l'età media dei leghisti fosse piuttosto avanzata. Mi sono evidentemente sbagliato. Anche tra le camicie verdi si possono trovare personaggi dalla personalità critica, che possono manifestare atteggiamenti violenti nei confronti di chi osa attaccare il loro capo carismatico o la lore fede politica.
Nonostante l’intervento dei cronisti, di questo episodio non vi è traccia nei quotidiani o nei siti internet. Non ci interessa la celebrità, viviamo bene lo stesso, ma pensiamo che l'episodio non fosse del tutto irrilevante. Per poco meno i quotidiani sollevano polveroni per settimane. Perché è interessante sapere quali istinti aggressivi si possono scatenare quando dai palchi le parole istigano l'odio verso la diversità e si fa leva su appartenze utili solo a chi su di esse può ricavare un posto in parlamento o in consiglio comunale.
Un ultimo appunto sui numeri della manifestazione. Trovo desolante il balletto di cifre dei quotidiani. In Piazza non c'erano più di un migliaio di persone, compresi poliziotti, contestatori e semplici passanti. La gente interessata al comizio stava tutta sul Crescentone, occupato per la maggiorparte dai banchetti e dalle sedie degli accrediti stampa. Un flop totale se pensiamo a quanto denaro ed energie la Lega stia investendo per conquistare Bologna.
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